Separazione e divorzio senza Tribunale: ecco le nuove regole, Consumatore, separazione senza avvocato.

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Separazione e divorzio senza Tribunale: ecco le nuove regole

Con l’entrata in vigore del decreto legge 132 del 12 settembre 2014, lo snellimento delle pratiche di separazione e divorzio potrebbe trovare finalmente pratica attuazione, ponendo lItalia, di colpo, tra i paesi dove separarsi e divorziarsi è più semplice.

È stato infatti introdotta da pochi giorni in Italia la “negoziazione assistita”, al fine di semplificare i procedimenti legati alle crisi coniugali, orientandoli verso una definizione privata, con laiuto di un avvocato o addirittura direttamente davanti all’ufficiale dello stato civile, senza quindi alcun coinvolgimento del Tribunale.

Ma vediamo più nel dettaglio le novità entrate subito in vigore.

Prima ipotesi: Convenzione di negoziazione assistita da un Avvocato per le soluzioni consensuali di separazione personale, di cessazione degli effetti civili o di scioglimento del matrimonio, di modifica delle condizioni di separazione o di divorzio.

In base all’art. 6 del decreto, i coniugi possono procedere alla separazione o al divorzio con l’ausilio di un avvocato.

Tale nuova regolamentazione non può applicarsi in presenza di figli minori, di figli maggiorenni incapaci o portatori di handicap grave, ovvero di figli economicamente non autosufficienti.

L’accordo raggiunto a seguito della convenzione, produce gli stessi effetti della decisionedel giudice.

In buona sostanza sarà compito dell’avvocato redigere un “accordo” sottoscritto dalle parti e da lui autenticato, sulla cui base si può poi procedere alla separazione o al divorzio. Tale accordo deve poi essere trasmesso, a cura dellavvocato, entro dieci giorni all’Ufficiale dello stato civile del Comune presso il quale il matrimonio era stato trascritto (nel caso di matrimonio religioso) o iscritto (nel caso di matrimonio civile).

Seconda ipotesi: Separazione consensuale, richiesta congiunta di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio e modifica delle condizioni di separazione o di divorzio innanzi all’ufficiale dello stato civile.

Rispetto alla negoziazione assistita da un avvocato, questa procedura oggi non è ancora applicabile. Bisogna attendere trenta giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del decreto n. 132/2014 (sempre che, in sede di conversione del decreto, il Parlamento non introduca modifiche).

Questa diversa via riguarda il caso in cui i coniugi concludano un “loro accordo”, che potrà avere ad oggetto la separazione, lo scioglimento degli effetti civili del matrimonio (ossia il divorzio) o la modifica delle condizioni della separazione o del divorzio.

In questo caso, l’accordo potrà concludersi direttamente innanzi all’Ufficiale dello stato civile, ad eccezione dei casi già visti sopra, ossia se ci sono figli minori, figli maggiorenni incapaci o portatori di handicap grave, ovvero figli economicamente non autosufficienti.

Inoltre, per potersi avvalere della procedura semplificata, laccordo non potrà contenere patti di trasferimento patrimoniale tra i coniugi (ipotesi in cui vi siano beni mobili o immobili che un coniuge voglia trasferire all’altro coniuge).

In altri termini, la procedura troverà attuazione in assenza di contestazioni tra i coniugi, in assenza di figli (unica ipotesi ammessa la presenza di figli maggiorenni e autosufficienti), e qualora non vi sia alcun passaggio di proprietà fra i coniugi.

Anche seguendo questa strada, si produrranno gli stessi effetti dei provvedimenti giudiziali in materia, ai quali equivarranno in toto.

Il termine previsto per la proposizione della domanda di scioglimento o cessazione degli effetti civili decorre dalla data certificata nell’accordo di separazione raggiunto a seguito di negoziazione assistita da un avvocato, ovvero dalla data dell’atto contenente l’accordo di separazione concluso innanzi all’Ufficiale dello stato civile.

Nulla di mutato invece per quanto concerne la tempistica: il divorzio potrà infatti essere richiesto non prima di tre anni dall’accordo dei coniugi.




RAPPORTI PATRIMONIALI FRA CONIUGI, Comunione e Separazione, separazione legale.

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RAPPORTI PATRIMONIALI FRA CONIUGI

Dopo il matrimonio, salvo patto contrario, si applica il regime di comunione dei beni fra i coniugi. In questo articolo si spiega come viene regolata la comunione, quando si applica la separazione dei beni, in che cosa consiste l’impresa familiare e il fondo patrimoniale.

  • Come è regolata la proprietà dei beni nella famiglia?

La regola generale è che tra i coniugi si applica la comunione legale dei beni acquistati durante il matrimonio.

  • Si può scegliere la separazione dei beni?

    b. I beni ricevuti dopo il matrimonio per donazione o eredità.

    c. I beni di uso strettamente personale di ciascun coniuge.

    d. I beni che servono all’esercizio della professione di ciascun coniuge.

    e. I beni ottenuti in risarcimento di un danno e la pensione di invalidità.

    f. I beni acquistati con il ricavato proveniente dalla vendita dei beni personali o con il loro scambio.

    Nei casi c, d e f sopra indicati, l’esclusione dalla comunione deve risultare dall’atto di acquisto, se di esso ha fatto parte anche l’altro coniuge; se non risulta l’esclusione, il bene è comune.

  • I proventi del lavoro di ciascun coniuge o i frutti dei beni personali fanno parte della comunione?

    a. Pesi e oneri gravanti sui beni comuni al momento dell’acquisto (mutui, ipoteche, ecc.).

    b. Carichi dell’amministrazione dei beni stessi (per esempio le spese condominiali).

    c. Spese per il mantenimento della famiglia e l’istruzione ed educazione dei figli; inoltre tutte le spese compiute nell’interesse della famiglia.

    d. Ogni altro impegno economico preso in comune accordo dai coniugi.

  • Che cosa succede se i beni comuni non sono sufficienti a coprire i debiti comuni?

    Altrimenti termina automaticamente in caso di assenza o morte presunta o fallimento di uno dei due coniugi, all’atto dell’udienza presidenziale del giudizio di separazione oppure in caso di divorzio, annullamento del matrimonio, oppure in caso di separazione giudiziale dei beni.

  • Che cosa è la separazione giudiziale dei beni?

    Infine quando l’altro coniuge non contribuisce ai bisogni della famiglia in misura proporzionale alle proprie sostanze e capacità di lavoro.

  • Che cosa avviene al momento dello scioglimento della comunione dei beni?

    Per l’impresa familiare, ciascun componente deve denunciare i proventi in base alla sua quota di partecipazione.

  • Ci sono responsabilità penali per il coniuge che si appropria dei beni dell’altro coniuge o comuni?

    Il reato è punibile a querela delloffeso in caso di fratelli o sorelle non conviventi, oppure se la persona offesa è uno zio o un nipote convivente.




  • Separazione giudiziale dei coniugi: no accordo no consensuale, ricorso per separazione giudiziale.

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    Separazione giudiziale dei coniugi: no accordo no consensuale

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    Separazione giudiziale dei coniugi: no accordo no consensuale

    La separazione giudiziale dei coniugi è la modalità cui sono obbligati a ricorrere coloro i quali non abbiano raggiunto un accordo per una definizione consensuale della separazione. Si introduce con ricorso al Tribunale dove si sviluppano due fasi. La fase presidenziale per l’esperimento del tentativo di conciliazione e l’adozione dei provvedimenti temporanei ed urgenti. La fase ordinaria dinanzi al giudice istruttore tesa a verificare il fondamento delle domande formulate dai coniugi.

    INTRODUZIONE DEL PROCEDIMENTO DI

    Il procedimento di separazione giudiziale dei coniugi si introduce con ricorso che deve contenere alcuni importanti elementi. La descrizione analitica dei motivi della separazione (risultando comunque sufficiente anche la mera intollerabilità della convivenza). Tutti gli elementi che si pongo a fondamento delle domande che definiscono le condizioni della separazione. Tra queste ultime emergono:

    Il ricorso dovrà essere corredato con i seguenti allegati

    • Estratto per sunto dellatto di matrimonio;
    • Stato di famiglia di entrambi;
    • Certificato di residenza di entrambi;
    • Copia della dichiarazione dei redditi degli ultimi 3 anni

    Il primo step consiste nel depositato del ricorso con la nota di iscrizione a ruolo presso il competente ufficio giudiziario. Quindi, il Presidente del Tribunale fisserà con decreto in calce al ricorso la data dell’udienza Presidenziale. Il ricorso per separazione giudiziale dei coniugi con il decreto in calce deve essere quindi notificato all’altro coniuge .

    Fase Presidenziale della separazione

    I coniugi devono comparire personalmente all’udienza fissata dinanzi al Presidente del Tribunale. Questi, ascoltati i coniugi, dapprima separatamente e poi insieme, esperisce il tentativo di conciliazione.

    Se il tentativo di conciliazione da esito negativo, il Presidente del Tribunale emette ordinanza per i provvedimenti temporanei ed urgenti.

    L ordinanza serve a conferire un temporaneo regolamento agli interessi dell’intero nucleo familiare in attesa della sentenza finale. Inoltre essa conterrà la nomina del giudice istruttore per la seconda fase del procedimento.

    Non sempre la fase presidenziale del procedimento per separazione giudiziale dei coniugi si conclude in ununica udienza. Talvolta sono necessarie più udienze, come quando, ad esempio, vie disposta una CTU.

    Dinanzi al Presidente, è possibile chiedere che venga pronunciata la separazione con lemissione di una sentenza parziale. In questo caso, il Presidente dichiara a tutti gli effetti i coniugi separati. Restano però in piedi le altre questioni che vengono rinviate alla fase ordinaria..

    La prima fase del procedimento di separazione giudiziale dei coniugi ruota attorno all’ordinanza contenente i provvedimenti temporanei ed urgenti. Con questa ordinanza vengono anche fissati alcuni importanti termini.

    • Il termine entro cui il ricorrente può depositare una memoria integrativa.
    • Il termine entro cui il resistente deve costituirsi in giu a norma dell’art.166 c.p.c. e dell’art. 167 c.p.c..

    L’ordinanza è impugnabile con reclamo alla Corte d’Appello sezione famiglia e minori. Il termine è di dieci giorni dalla data di notifica della stessa a cura del ricorrente.

    SECONDA FASE DEL PROCEDIMENTO DI

    La seconda fase del procedimento di separazione giudiziale dei coniugi si svolge dinanzi al giudice istruttore . Con essa si instaura un ordinario giudizio di congizione. Qui verranno approfondite le ragioni delle parti e le loro domande. Ovviamente, questa è la sede per lassunzione dei mezzi istruttori richiesti. Questa fase sarà piuttosto lunga con una durata che, nel Foro di Roma, può arrivare anche a 4 anni.

    Esaurita l’istruttoria dibattimentale, il procedimento di separazione giudiziale dei coniugi si conclude. La conclusione è segnata dalla pronuncia di una sentenza con cui il Collegio dovrà decidere su tutte le domande.

    Il contenuto minimo della sentenza della separazione sarà il seguente.

    • La pronuncia di separazione e lautorizzazione a vivere separati,
    • La decisione sul regime di affidamento dei figli e sul diritto di visita,
    • La decisione sui rapporti economico patrimoniali e sull’assegnazione della casa familiare.

    Questo è il contenuto minimo che varia a seconda delle domande delle parti. La sentenza sarà impugnabile con l’ordinario mezzo dell’appello.

    La sentenza ha però una particolare caratteristica. Anche se divenuta irrevocabile, però i provvedimenti con essa assunti possono sempre essere revocati o modificati. In che modo? Semplice, Attraverso un nuovo ricorso al tribunale per la modifica o revoca delle condizioni della separazione giudiziale dei coniugi.

    Ricorso per separazione giudiziale dei coniugi

    Per concludere sulla separazione giudiziale dei coniugi, vi lascio con un modello esemplificativo di ricorso. Non va preso alla lettera ma serve per farvi un idea di massima. Il ricorso che vi offro riassume fatti inventati, ma aderenti alla realtà.

    Altre info, di carattere generale sulla separazione giudiziale dei coniugi le potrete trovare accedendo al sito del Tribunale di Roma, al seguente: LINK


    Separazione con Addebito: Motivi, Cause, Ragioni, Motivazioni, Quando, separazione consensuale con figli.

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    Cause e Motivi di Addebito della Separazione

    Come indicato nell’articolo 151 del Codice CivileIl giudice, pronunziando la separazione, dichiara, ove ne ricorrano le circostanze e ne sia richiesto, a quale dei coniugi sia addebitabile la separazione, in considerazione del suo comportamento contrario ai doveri che derivano dal matrimonio.”

    L’addebito della separazione può quindi essere richiesto da uno dei due coniugi nel caso ritenga che l’altro abbia tenuto un comportamento contrario ai doveri matrimoniali.

    A questo proposito, l’articolo 143 del Codice Civile chiarisce quali siano i doveri matrimoniali che spettano a marito e moglie: “Dal matrimonio deriva l’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell’interesse della famiglia e alla coabitazione. Entrambi i coniugi sono tenuti, ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo, a contribuire ai bisogni della famiglia.

    Da questo si evince quali possano essere le motivazioni per richiedere la separazione con addebito, e cioè l’infedeltà coniugale, la violazione degli obblighi di assistenza morale e materiale, mobbing coniugale, violenza domestica verso la moglie, il marito o i figli o l’abbandono ingiustificato della casa coniugale.

    Va precisato che non basta che si verifichi uno di questi presupposti per ottenere automaticamente l’addebitamento. La decisione spetta infatti al giudice che per prima cosa deve verificare la sussistenza o meno della violazione di uno dei doveri imposti dalla legge in ambito matrimoniale e poi deve valutare se la crisi coniugale è stata causata esclusivamente da questo comportamento contrario ai doveri del matrimonio di uno dei due coniugi. In sintesi deve esserci un nesso di causalità tra la violazione dei doveri coniugali e il determinarsi dell’intollerabilità a proseguire la convivenza tra i coniugi.

    Questo perché, sempre nell’articolo 151 c.c., viene indicato che “La separazione può essere chiesta quando si verificano, anche indipendentemente dalla volontà di uno o di entrambi i coniugi, fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza o da recare grave pregiudizio alla educazione della prole.”

    Diventa quindi di fondamentale importanza riuscire a fornire al giudice delle prove certe che dimostrino non solamente il comportamento contrario ai doveri matrimoniali dell’altro coniuge (che può essere sia la moglie che il marito), ma dimostrare che è stato solamente questo comportamento a provocare l’inizio della crisi del matrimonio e quindi la sopraggiunta impossibilità a continuare la convivenza sotto lo stesso tetto.

    Vediamo meglio nel dettaglio alcune di queste ragioni.

    Addebito per Infedeltà Coniugale

    Il caso più frequente di richiesta di separazione con addebito è quello della presunta infedeltà coniugale (o adulterio).

    Solitamente il tradimento da parte della moglie o del marito durante il matrimonio è una violazione capace di portare all’intollerabilità della convivenza, e quindi alla possibilità di richiedere la separazione.

    Ma la relazione extraconiugale di uno dei coniugi non legittima automaticamente l’addebitamento della separazione per colpa del coniuge adultero.

    Diventa infatti molto importante, per poter richiedere l’addebitamento, riuscire a dimostrare il nesso causale tra il tradimento e l’inizio della crisi coniugale. Infatti, se fosse stata già in atto una crisi coniugale prima dell’adulterio, il comportamento infedele tenuto da uno dei due coniuge potrebbe essere considerato non rilevante per poter giustificare l’addebito.

    Spesso, per casi di questo tipo, ci si affida a investigatori privati o agenzie investigative in grado di documentare tramite foto e video l’effettiva infedeltà, e anche di dimostrare il nesso di causalità.

    Spesso i tribunali tendono a concedere l’addebito nel caso in cui il tradimento venga ostentato in pubblico, in modo tale da generare scandalo e umiliare l’altro coniuge.

    Addebito per Violazione degli Obblighi di Assistenza

    Un altro dei doveri del matrimonio è l’obbligo all’assistenza morale e materiale. Questo significa che una volta sposati, entrambi i coniugi devono prestare all’altro la dovuta attenzione sia nella quotidianità che nel caso di momenti di difficoltà.

    Esempi di comportamenti che violano gli obblighi di assistenza sono ad esempio eccessi, minacce, ingiurie gravi, atteggiamenti molto autoritari da parte di un coniuge, ingiustificati rifiuti di aiuto e supporto morale, comportamenti prevaricatori, mobbing e azioni volte ad annientare e deprime la personalità del coniuge, atteggiamenti che in generale contraddicano l’uguaglianza morale e giuridica tra i coniugi.

    Anche in questo caso per richiedere l’addebito bisogna dimostrare il nesso di causalità tra il gli atteggiamenti e comportamenti del coniuge e il fatto che questi siano tali da non poter più tollerare la convivenza coniugale.

    Addebito per Violenza Familiare

    Casi di sevizie, molestie, aggressione, violenza verso la moglie o i figli, o il tenere un comportamento prevaricatore e violento, può essere causa di addebito, ma solamente nel caso in cui sia stato solamente questo comportamento a provocare l’incrinarsi del matrimonio e a far sopraggiungere l’intollerabilità della convivenza.

    Addebito per Abbandono del Tetto Coniugale

    Solitamente l’ingiustificato abbandono della casa coniugale da parte di uno dei due coniugi costituisce motivo di addebito in quanto porta all’impossibilità della convivenza. Per ottenere l’addebito bisogna però dimostrare che sia stata questa la causa della crisi e non una sua conseguenza. Spesso infatti l’allontanamento dall’abitazione familiare è frutto di una crisi già in essere o di una situazione divenuta intollerabile. In questo caso manca il nesso di causalità e solitamente non viene concesso l’addebitamento.

    Nel caso invece in cui viene provato che l’abbandono è stato causato da un comportamento dell’altro coniuge che ha provocato l’impossibilità di continuare la convivenza, allora è possibile che il giudice conceda l’addebito.

    Addebito per Abuso di Alcol

    In alcuni casi il giudice si è pronunciato addebitando la separazione al coniuge che faceva abuso di sostanza alcoliche in quanto questo aveva portato a comportamenti contrari ai doveri del matrimonio (non era più in grado di collaborare nell’interesse della famiglia) ed era stata la causa della sopraggiunta intollerabilità della ulteriore convivenza tra marito e moglie.